Priuli lampada in vetro Murano

130,00

Modello Paolicio realizzato in vetro bianco o ambra in pasta lavorato rigadin dritto, con decorazioni in cristallo e oro 24k, parti metalliche dorate.

Descrizione

Lume lavorato a mano da maestri muranesi, che riscopre la storia delle tradizioni veneziane dell’arte del vetro con la precisione e l’attenzione al dettaglio che ci contraddistingue.

 

Ogni fase della lavorazione è artigianale e l’articolo ordinato verrà eseguito espressamente per la Vostra casa.

Provvisto di Certificato di Garanzia e autenticità Belvetro Murano.

 

La consegna avviene in 20-30 giorni con corriere espresso assicurato al 100%.

Desideri avere maggiori informazioni? Non esitare a contattarci, saremo felici di aiutarti nella scelta del tuo lampadario di Murano, un valore che dura nel tempo.

 

Girolamo Priuli

(Venezia1486 – Venezia4 novembre 1567) è stato un mercante e politico italiano, 83º doge della Repubblica di Venezia dal 1559 alla morte.

Era figlio di Alvise di Nicolò Priuli, del ramo “di San Stae“, e di Chiara di Giacomo Lion. Durante la giovinezza fu impegnato nei commerci, tant’è che tra il 1514 e il 1518 è attestata la sua presenza in Siria e in Egitto; questa attività lo rese particolarmente ricco, come dimostra l’incremento tra le dichiarazioni di decima del 1537 (781 ducati di rendite) e del 1566 (1263,13 ducati).

Il 30 aprile 1520 era tornato a Venezia, infatti in quella data, mediante l’esborso di 500 ducati, era riuscito ad entrare in Senato. Nel gennaio 1525 si unì in matrimonio con Elena di Antonio Diedo che gli diede un solo figlio, Ludovico (ovvero Alvise), morto privo di discendenza.

Inizialmente non fu molto interessato alla vita pubblica, preferendo lasciare al fratello Lorenzo le incombenze della politica. Seppe comunque distinguersi come benemerito della patria offrendo al governo prestiti di denaro (per esempio negli anni 1520, durante la guerra della Lega di Cognac), cosa che gli permise di entrare nuovamente in Senato nel 1529.

Questo evento segnò l’inizio della sua carriera politica, in realtà piuttosto discontinua, disorganica e priva di obiettivi precisi. Fu provveditore alle Pompe (1531), componente della giunta del Senato (1532), provveditore alle Biave (1535), ufficiale sopra gli Atti del sopragastaldo (1539), savio alla Mercanzia (1540); grazie all’esperienza nei commerci, quest’ultimo ruolo gli fu riconfermato nel 1542, nel 1548 e nel 1550. Fece anche parte del Consiglio dei dieci (1543154515471549155115521554), forse su pressione del fratello Lorenzo. Divenne inoltre uno dei venticinque savi incaricati di rivedere l’estimo cittadino (1548), quindi fu consigliere ducale per Dorsoduro (1551, si era infatti trasferito a San Barnaba) e savio sopra le Lagune (1552), ruolo subito abbandonato per diventare governatore delle Entrate. Nel medesimo anno fu nominato provveditore all’Arsenale, poi provveditore all’Armamento (1553), conservatore delle Leggi (1556) e provveditore sopra Beni inculti (1556).

Nel luglio 1556 Lorenzo fu eletto doge, portando prestigio a tutta la sua famiglia; così il 30 maggio 1557 Girolamo veniva nominato procuratore di San Marco de ultra. La sua carriera proseguì di nuovo come provveditore all’Arsenale (1557) e conservatore delle Leggi (1558).

Il 29 agosto 1559 Lorenzo morì, dopo un dogato di appena due anni. Per questa ragione la scelta del successore cadde su Girolamo, sebbene fossero stati necessari trentasei scrutini prima che fosse eletto, il 1º settembre successivo.

Le questioni belliche erano concluse già da qualche mese con la pace di Cateau-Cambrésis e anche il Concilio di Trento volgeva al termine. Il suo governo si svolse quindi in un periodo piuttosto sereno, sia sul piano interno che su quello internazionale.

 

 

Informazioni aggiuntive

Stile

Classico

Ti potrebbe interessare…

Torna in cima