Vitale lume in vetro Murano

115,00

Modello Vitale realizzato in vetro cristallo trasparente con lavorazione rigadin ritorto e baloton, le decorazioni sono eseguite con “mace” rubino e acquamarina, i fiori sono in pasta di vetro striata e policroma, parti metalliche cromate.

Rosa e acquamarina. Un colore caldo e uno freddo che assieme danno la complementarietà e la massima luminosità.

 

Descrizione

Lume lavorato a mano da maestri muranesi, che riscopre la storia delle tradizioni veneziane dell’arte del vetro con la precisione e l’attenzione al dettaglio che ci contraddistingue.

 

Ogni fase della lavorazione è artigianale e l’articolo ordinato verrà eseguito espressamente per la Vostra casa.

Provvisto di Certificato di Garanzia e autenticità Belvetro Murano.

 

Ogni articolo è spedito con pezzi di ricambio inclusi e istruzioni di montaggio per un assemblaggio semplice e veloce.

La consegna avviene in 20-30 giorni con corriere espresso assicurato al 100%.

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Doge Vitale II Michiel

Difficile ricostruirne origini e parentele. Se i genealogisti lo vorrebbero figlio del doge Domenico, di fatto non è possibile stabilire a quale ramo della famiglia Michiel appartenesse. I suoi discendenti vissero nella parrocchia di San Giuliano, quindi è lecito pensare che fosse legato alla linea stabilitasi in quella zona con il giudice Andrea detto Maior, morto attorno al 1125.
Mancano inoltre riferimenti precedenti alla sua elezione, ma documenti più tardi permettono di stabilire la consistenza del suo patrimonio: nel 1157 sono attestati alcuni prestiti che aveva elargito in cambio di garanzie rappresentate da terre e saline; alcuni non furono rimborsati, e il Michiel entrò in possesso di numerose proprietà distribuite soprattutto nella zona di Chioggia. Questi beni, cui se ne aggiungevano altri regolarmente acquistati, furono ereditati integri dai suoi figli maschi.
Il Michiel assunse il potere dopo la morte di Domenico Morosini, avvenuta nel febbraio 1155. Nello stesso anno emise il suo primo atto documentato: una concessione a un consorzio di privati riguardante lo sfruttamento di beni demaniali del Ducato siti a Costantinopoli. Fu l’ultimo doge ad essere nominato per designazione, in quanto il successore, Sebastiano Ziani, venne eletto.
La situazione ereditata dal predecessore non era facile. Anzitutto, restava aperta la questione della Dalmazia, spartita tra Venezia stessa, il Regno d’Ungheria e Ragusa, cui si aggiungevano gli attriti tra le diocesi della regione per avere l’egemonia ecclesiastica, in particolare tra Zara e Spalato. Così nel 1154 papa Anastasio III elevava Zara ad arcivescovato e aggregava Arbe e Ossero alla metropolia di Grado. Ma già l’anno successivo Adriano IV sottoponeva Zara a Grado, conferendo al patriarca Enrico Dandolo il ruolo di primate di Dalmazia.
Ciò significava attribuire a Venezia il controllo ecclesiastico della Dalmazia, con l’esclusione della sola diocesi di Ragusa. Non tardarono quindi le proteste del Regno d’Ungheria che fomentò un sollevamento a Zara culminato con la cacciata del rettore veneziano (il cosiddetto “conte”) Domenico Morosini. L’intervento del doge fu tempestivo: nel 1156 le forze veneziane tentarono di attaccare la città, ma furono respinte dal presidio ungherese. Si tentarono allora le vie diplomatiche e, dopo aver ricevuto una legazione guidata dal patriarca Dandolo, nel 1157 Adriano IV scrisse al Michiel ribadendo la supremazia della Chiesa gradense su Zara. Ciò però non cambiò le cose dal punto di vista civile, così Zara restava al di fuori del controllo veneziano.
Fu allora organizzato una nuova operazione militare e nel 1158, alla vigilia dell’attacco, vennero richiamati i cittadini veneziani presenti nell’Impero bizantino e negli Stati crociati (molti, troppo presi dai traffici commerciali, disattesero all’ordine e furono condannati al pagamento di una multa; tra questi il celebre Romano Mairano). Nell’autunno 1159 Zara fu assediata e il contingente ungherese venne costretto alla ritirata. La città fu quindi costretta a rinnovare il patto di fedeltà con Venezia, accettando il governo del conte Domenico Morosini.
Poco dopo il Michiel imponeva il diretto controllo veneziano sui siti strategici di Dalmazia e Quarnaro, nominando conti rispettivamente di Cherso e Lussino e di Arbe i figli Leonardo e Nicolò e conti di Veglia Bartolomeo e Guido del defunto Doimo.

Informazioni aggiuntive

Stile

Classico

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